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Nella recente campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale, molti esponenti politici con toni appassionati e persuasivi hanno giustamente discettato sulla improrogabile necessità di “prendersi cura” con maggior sollecitudine del ricco patrimonio artistico e culturale presente a Napoli, in quanto fonte possibile di sviluppo per la città, da salvaguardare e valorizzare.

Proprio negli stessi giorni venivano conclusi dei lavori di “messa in sicurezza” che hanno riguardato una parte del rivestimento esterno del complesso di S.Francesco delle Cappuccinelle (ex-Filangieri) in Salita Pontecorvo, in cui ogni “cura” per l’arte, il gusto e la bellezza  è stata radicalmente negata da un intervento approssimativo e superficiale che ha fatto scomparire in un profluvio di calce la bellissima serie di archetti che delimitavano l’estremità superiore dell’edificio, trasformata ora infelicemente in una massa informe e magmatica.

Strano destino quello di S.Francesco delle Cappuccinelle! Nel II dopoguerra la notevole cupola con totale superficialità fu demolita, con una decisione affrettata, perché pericolante. Gaetana Cantone così ricorda l’episodio: “Il grande inconveniente doveva poi essere superato dai lavori realizzati dal genio civile, allorchè con estrema disinvoltura, fu abbattuta…Questa costruita secondo il Nauclerio, con le regole di buona architettura …fu demolita in omaggio allo spreco che caratterizza i nostri enti pubblici… Per chi osserva il complesso dall’alto appare evidente che la volta che copre la navata ed il coro manca della sua logica conclusione nell’incrocio del transetto” (Cfr. Gaetana Cantone – I conservatori dell’Imbrecciata de Gesù e Maria, Nap. Nob. Vol VII, fasc. V – VI, 1968). La stessa mancanza di “cura” e “attenzione” sembra essersi ripetuta oggi nella faciloneria che ha condotto gli esecutori dei lavori a cancellare in un sol colpo i bellissimi archetti che con generosità si offrivano dall’alto allo sguardo del passante…C’è da chiedersi, dopo quasi sessant’anni: niente di nuovo sotto il sole?

Il Forum Tarsia, associazione onlus di “cittadinanza attiva” che sta portando avanti in questi anni una battaglia per il recupero artistico e culturale degli edifici sacri della zona costituenti di fatto una vera e propria “cittadella sacra”,  chiede che al più presto venga ripristinato in tutte le sue rifiniture la serie di archetti che da sempre concorre a costituire la “cifra” stilistica ed artistica della Salita Pontecorvo, a cui gli abitanti della strada non vogliono affatto rinunciare.


  Scempio a Salita Pontecorvo

Leggi l'articolo di Conchita Sannino pubblicato su Repubblica del 12.6.2006 ripreso dal sito www.patrimoniosos.it

 

 

 

 
       
 

Sembrerebbe – usiamo il condizionale perché le informazioni che il Forum Tarsia ha raccolto non provengono da nessuna fonte ufficiale  - che non si tratti di uno scempio irreparabile, ma di un intervento temporaneo, sicuramente discutibile esteticamente,  teso però  a proteggere la struttura originaria del decoro con  una schiuma protettiva che avrebbe il compito di evitare, per il momento, la caduta di calcinacci, fino al prossimo intervento di restauro a venire. La notizia, se vera,  naturalmente non può che confortarci, ma ci impone tuttavia ulteriori considerazioni…

Poiché i ponteggi dei lavori sono stati smontati definitivamente, si può ragionevolmente temere ora che i tempi del restauro degli archetti, come spesso capita, si allunghino pericolosamente e lo scempio, solo visivo ed estetico, permanga a lungo … Altrimenti perché non procedere immediatamente all’operazione? S.Francesco delle Cappuccinelle si verrebbe ad aggiungere così alla lunga lista dei “monumenti negati” della zona Tarsia, che il Forum Tarsia ha ripetutamente posto all’attenzione dell’opinione pubblica, come la Chiesa di S.Giuseppe delle Scalze del Fanzago, chiusa dal terremoto, la cui bellissima facciata cade a pezzi consumata dal tempo e dalle intemperie; il complesso conventuale di S.Antonio a Tarsia, “imbracato” da 11 anni dai tubi innocenti; la Chiesa di Gesù e Maria, solo parzialmente restaurata, mai riaperta  e abbandonata poi anch’essa da anni…: un inestimabile patrimonio artistico e culturale – quello della “cittadella sacra” di Tarsia -  che non è stato affatto valorizzato dalle precedenti amministrazioni cittadine e che a nostro parere potrebbe costituire invece un potente volano di sviluppo per la zona. E’ chiaro che finché non verrà assegnata a questi edifici una precisa destinazione d’uso, il loro  degrado è destinato ad accrescersi sempre più. Per S.Francesco delle Cappuccinelle per alcuni anni si è parlato di un interessamento dell’Università Parthenope, purtroppo non andato a buon fine. Poi nella scorsa campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale alcuni esponenti politici della maggioranza hanno proposto per questa parte della città un’ipotesi di  sviluppo generosamente “prefigurato” in un nome fortemente evocativo: la “collina dell’arte”. Dobbiamo considerare questa proposta come una delle solite promesse elettorali o è presente finalmente  nella nuova  Amministrazione una reale volontà politica di mettere finalmente in atto un intervento serio di riqualificazione della zona Tarsia? Se è così, con la vicenda degli archetti, non sembra si sia partito con il piede giusto! In ultimo  ma non per ultimo, un problema di metodo: è importante che la cittadinanza e l’opinione pubblica abbiano sempre la possibilità di accedere a  tutte le informazioni utili in merito ai lavori che vengono eseguiti; questo vale sia per la messa in opera della pietra etnea al posto dei basoli vesuviani che per i lavori di messa in sicurezza di una chiesa. Le leggi in vigore tutelano questo diritto all’informazione ed è bene che vengano sempre rispettate.

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  Ancora sugli archetti delle Cappuccinelle  
       
       
       

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