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PIOVONO PIETRE A SALITA PONTECORVO

LETTERA PUBBLICATA SU "LA REPUBBLICA -  NAPOLI" DEL 19  GENNAIO 2005

 

 

A pochi decine di metri da Piazza Dante, lungo Salita Pontecorvo,  si trova una bellissima chiesa in evidente stato di abbandono: S.Giuseppe a Pontecorvo. Il passante che oltrepassa l’altezza di Largo Tarsia per salire le scale che “tagliano” la grande curva della salita, si trova avanti una particolarissima controfacciata in stucco con grandi arcate contenenti tre grandi statue: quella  di San Giuseppe (al centro), Santa Teresa (a sinistra), San Pietro d’Alcantara (a destra). Le condizioni di precarietà in cui versa l'edificio hanno reso necessario negli scorsi anni il trasferimento di importanti opere d'arte che sono conservate attualmente nel Museo di Capodimonte, come la grande tela di Luca Giordano La sacra famiglia ha la visione dei simboli della passione. Le statue sono rovinate e sarebbe necessario e urgente un intervento di restauro di tutta la chiesa, ma al momento  vengono portati avanti solo riparazioni d’emergenza come quella che qualche anno fa ha interessato il tetto dell’edificio. Il maltempo di Natale ha aggravato la situazione: pezzi di stucco hanno ceduto e parte della strada è stata transennata per proteggere i passanti. Gli abitanti della zona Tarsia sono particolarmente legati alla chiesa, una delle poche che non è stata più riaperta dopo il terremoto. Nel gennaio del 2003 un articolo di Repubblica  riportò la notizia di una iniziativa che coinvolgeva Prefettura, Comune, Provincia,  Regione,  Sovrintendenza e un pool di istituti di credito interessati a finanziare il restauro di alcune chiese tra cui S.Giuseppe a Pontecorvo. Di quel progetto, come spesso capita nella nostra città,  non si è saputo più niente. Nel frattempo gli stucchi della chiesa continuano a cadere sui passanti. E' possibile fermare questo ennesimo degrado?

Sergio Bizzarro - Forum Tarsia


SCHEDA INFORMATIVA SU S.GIUSEPPE A PONTECORVO

Originariamente il nome della chiesa era San Giuseppe delle Scalze, dal nome dell’ordine monastico di cinque suore che nell’anno 1606 comprarono dal marchese Spinelli uno dei suoi palazzi per sedicimila ducati, dal momento che il nobile preferiva spostare la sua abitazione verso il centro. Questo è il periodo degli insediamenti monastici nella zona: i nobili spagnoli che alla metà del Cinquecento hanno seguito don Pedro de Toledo, si spostano ora verso altre parti della città, lasciando spazio all’edificazione nella zona  di conventi e chiese.

                    

Le  suore costruiscono una piccola chiesa dedicata a San Giuseppe e più tardi, nel 1640, tentano di comprare l’adiacente Palazzo Pontecorvo per ampliare il complesso sacro. La trattativa  non va in porto, per cui si decide che l’ampliamento interesserà l’edificio già acquistato dal marchese Spinelli. La costruzione della corpo principale, su progetto di Cosimo Fanzago,  ha termine nel 1660.

Fanzago progetta una doppia facciata: di quella esterna già si è parlato in apertura, l’interna  invece riprende l’antica facciata del palazzo nobiliare radicalmente trasformata. Tra le due facciate un grande atrio che prende luce dalle arcate “esterne” con una scala a doppia rampa che conduce al piano della chiesa, non ad altezza di strada, probabilmente per non interferire con il piccolo cimitero del palazzo.

                                 

Fanzago sceglie il piperno come materiale di rivestimento della controfacciata che, completata nel settecento, tradisce l'iniziale intenzione del suo progettista lasciando invece lo stucco come unico materiale.
Le suore teresiane vengono espulse nel 1808 durante il periodo napoleonico e successivamente la chiesa viene consegnata ai barnabiti per diventare poi convitto dopo l'unità d'Italia.
Le condizioni di precarietà in cui versa l'edificio hanno reso necessario negli scorsi anni il trasferimento di importanti opere d'arte che sono conservate attualmente nel Museo di Capodimonte, come la grande tela di Luca Giordano La sacra famiglia ha la visione dei simboli della passione.

   

 
     

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