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UNA DISCUSSIONE CON IL DAMM

 

salve dal damm
ti preghiamo prima di tutto di inoltrare questa mail anche agli altri firmatari dell'esposto di cui sopra
> avrete certo notato il nostro silenzio rispetto alla questione
> un silenzio che rompiamo esponendovi i nostri dubbi e infine la nostra
> parziale disapprovazione per questo gesto, che ci appare brusco e rivelatore
> di una certa superficialità nell'affrontare un problema così profondo e diffuso.
> Mi spiego meglio. Ritenere che la semplice presenza di forze dell'ordine in
> un quartiere tanto complesso e tanto sottostimato come il nostro possa risolvere il dramma e il fastidio della microcriminalità é come ho già detto
> sintomo di superficialità e di irresponsabilità; superficialità nel senso
> che non si vogliono indagare le cause reali di questo stato di cose,
> irresponsabilità nel senso che una volta indagate e forse comprese, queste
> stesse cause non si vogliono affrontare in maniera radicale e sicuramente
> più difficile, ma si vuole semplicemente reprimere il problema che da esse
> scaturisce. Non vogliamo in nessun modo giustificare la violenza inaudita
> che spesso viene scatenata gratuitamente e brutalmente dai ragazzi della
> zona, ma in quanto realtà operativa da ormai otto anni soprattutto in
ambito educativo e sociale, abbiamo tentato, e continuiamo a farlo, di mettere in
> atto pratiche di rieducazione tolleranza e nonviolenza, che se applicate
più diffusamente e dunque riconosciute, servirebbero forse a contribuire a un
> vero capovolgimento della realtà. Le istituzioni non intervengono quasi
mai in maniera propositiva e fattiva, e anzi spesso ostacola questi tentativi;
> questi ragazzi sono abbandonati a loro stessi e ad una cultura priva di
> valori e bellezza (quella tramandata dalle famiglie e da decenni di storie
> sempre uguali), privati di strutture, insegnamenti e possibilità adeguati
e infine giudicati e odiati dall'altra cultura, quella che in fondo
appartiene a pochi ma che domina, che non riconoscono e che a loro volta odiano con
> ferocia e invidia.
> La cocaina e le droghe in genere, i consumi così accessibili e così
> sfrenati, e l'assoluta mancanza di un controllo (che non sia quello delle
> forze dell'ordine), li trasforma in persone psicolabili, paranoiche,
ottuse,
> violente, insopportabili.
> Ma a tutto questo non si può far fronte semplicemente opponendo un
controllo poliziesco, poiché le violenze saranno solo attutite, servirà solo a
> tranquillizzare gli animi e le serate di persone perbene
> (e forse perbeniste), non tranquillizzerà certo per sempre quelli  a cui é
> rivolto.
> Crediamo che sia doveroso da parte di persone che sono sicuramente operose
e complesse anche nelle scelte individuali, che hanno a disposizione tutti i
> mezzi, intellettuali e materiali, per farlo, porsi il problema in maniera
> più approfondita e propositiva. Rivolgendo cioé alle autorità competenti
sia pure questa semplice richiesta, ma tuttavia ricomprendendola in un
discorso e in una valutazione eticamente e politicamente orientata, con tutta la
> dignità che una piccola e influente comunità deve saper rappresentare, per
> rappresentare anche il proprio ruolo di attore sociale del cambiamento,
nel momento e nel luogo in cui si esprime e vive. Dunque  con un'attenzione
che finora non c'é mai stata, comprendendo che i danni maggiori di queste
> aggressioni alla lunga ricadono sugli aggressori stessi, solo per i quali
> pare non esserci via di uscita.
> Sarebbe bello se ci fosse la stessa unione e la stessa unanimità
> nell'affrontare la questione da questo punto di vista.
>
> Speriamo in una risposta
> Saluti
>
> DAMM zone multiple autogestite


Una risposta ad Emma del Damm e una domanda al Forum Tarsia

Cari amici del Damm e del Forum Tarsia,

vi comunico in modo un po’ disordinato alcuni pensieri che mi sono venuti in mente dopo la lettura della lettera di Emma del Damm.

L’altra sera tornavo a casa verso l’una di notte a piedi, un po’ pentendomi perché avevo voluto fare a meno dell’automobile: iniziavo a provare  quel sottofondo di paura che penso ognuno di noi qualche volta sente in una città come la nostra e in un quartiere come il nostro, quando le strade sono deserte e nella mente si fanno strada i fantasmi di possibili incontri pericolosi. Mi sono trovato di fronte i fari di un’automobile che da Salita Pontecorvo girava per Vico Pontecorvo : era la volante della Polizia e ho tirato un sospiro di sollievo, pensando che in fondo non avevamo fatto male a chiedere una maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle nostre strade, soprattutto perché speriamo nel carattere dissuasivo e non repressivo del loro intervento.

Nei giorni precedenti avevo visto due volte scendere la volante per Vico Cappuccinelle e anche allora avevo pensato, un po’ ottimisticamente,  che quegli automobilisti che sono soliti procedere in senso inverso, dopo aver incrociato la Polizia per più volte, forse  sarebbero stati dissuasi dal ripetere l’esperienza.

Quindi concludendo su questo punto: penso che nessuno dei firmatari abbia ritenuto -superficialmente e irresponsabilmente come ci viene rimproverato forse un po’ troppo ingenerosamente - che “la semplice presenza di forze dell’ordine in un quartiere tanto complesso e tanto sottostimato come il nostro possa risolvere il dramma e il fastidio della microcriminalità” come scrive Emma. Crediamo semplicemente che tale presenza potrebbe avere una funzione dissuasiva. Sospetto che avrà scarso carattere repressivo: qualche secondo dopo aver visto la volante della polizia scendere Vico Cappuccinelle, mi sono ritrovato nuovamente le automobili che risalivano in senso vietato…

Ci siamo detti più volte che Damm e Forum Tarsia - che spesso si sono trovati uniti in molte battaglie (scale mobili, Parco Ventaglieri, ecc.) -   sono però  cose diverse, soggetti  distinti non soltanto anagraficamente; soggetti, potremmo dire,  uniti dalla loro distinzione.

Anche se siamo pronti a difendere il Damm  e riconosciamo il valore culturale, politico ed esistenziale di questa esperienza, penso che non tutti gli aderenti e i simpatizzanti del Forum Tarsia - associazione che fino ad ora non ha una precisa connotazione politica che va ricercata piuttosto nella storia personale dei singoli aderenti -  si impegnerebbero in prima persona  in una scelta di occupazione e di autogestione di uno spazio, così come fanno gli amici del Damm.

Nel Forum Tarsia inoltre non mi sembra sia presente una pregiudiziale anti-istituzionale che invece penso sia una connotazione ben precisa dell’identità politica del Damm. Nella nostra associazione ad esempio sono presenti alcuni promotori e partecipanti del movimento dei “Girotondi” che in questi ultimi anni hanno sostenuto l’autonomia di uno dei poteri dello Stato, la Magistratura,  e sono scesi in piazza in difesa della Costituzione e delle istituzioni  democratiche  contro le ingerenze e gli abusi del potere politico. Molti di noi inoltre non dimenticano che, in una città complessa come Napoli,  l’egemonia culturale della criminalità organizzata si fonda sul carattere di supplenza che questa esercita nei confronti di uno Stato spesso assente.

Forse questa mancanza di una pregiudiziale anti-istituzionale è uno dei motivi per cui alcuni di noi hanno finito col firmare (anche se con qualche dubbio) l’esposto per avere una maggiore presenza della polizia nelle nostre strade.

Detto questo però penso che alcune questioni che la lettera di Emma ci pone non possono esimerci dal riflettere un po’ più seriamente su alcuni temi e soprattutto su noi stessi.

Scrive Emma : “Crediamo che sia doveroso da parte di persone che sono sicuramente operose e complesse anche nelle scelte individuali, che hanno a disposizione tutti i mezzi, intellettuali e materiali  per farlo,  porsi il problema in maniera più approfondita e propositiva. Rivolgendo cioè alle autorità competenti sia pure questa semplice richiesta, ma tuttavia ricomprendendola in un discorso e in una valutazione eticamente e politicamente orientata, con tutta la dignità che una piccola e influente comunità deve saper rappresentare, per rappresentare anche il proprio ruolo di attore sociale del cambiamento, nel momento e nel luogo in cui si esprime e vive.”

L’obiezione che ci viene posta è chiara: avreste anche potuto fare la richiesta – scrive Emma -, ma all’interno di un discorso più generale e politicamente orientato! Difficile non essere d’accordo con quest’affermazione!

Sono andato a riprendere il documento Proposta operativa per la costituzione del Forum Tarsia e lì ho trovato scritto che la nostra associazione “si propone di costruire canali di comunicazione e luoghi di aggregazione tra gli abitanti del quartiere e contestualmente di esercitare un’azione sulle istituzioni per ottenere una  maggiore efficienza nei servizi”. Il Forum Tarsia – è scritto più avanti-“si propone di costruire una rete di comunicazione e di scambio tra forze diverse interessate ad una ricostruzione di uno spazio pubblico nel quartiere e nella città”.

Inutile dire che in questi anni il Forum ha sviluppato soprattutto un intervento relativo al secondo punto (quello relativo alla vivibilità), mentre il primo aspetto è gradatamente caduto nel dimenticatoio (i Progetti Teatro, Salute, Attività sportive e ricreative, Documentario, di fatto non sono mai decollati).

Il Forum Tarsia di fatti oggi è una cosa diversa da quella che avrebbe voluto essere nelle intenzioni di coloro che lo hanno costituito. La pretesa di costruire uno spazio pubblico, e quindi di essere un attore sociale del cambiamento, per usare il linguaggio di Emma, è rapidamente venuto meno. Sono rimaste le rivendicazioni di alcuni abitanti del quartiere, interessati soprattutto a rendere il più possibile confortevoli  le condizioni esterne al loro spazio privato.

Qualche mese fa ho inserito nel sito del Forum alcune pagine sui comitati di cittadini tratte dal libro di Aldo Bonomi “Il trionfo della moltitudine” con la speranza che si aprisse una discussione nel Forum o nella lista su questi temi, ma la mia attesa è andata delusa!

“Il comitatismo – scrive Bonomi -  è sempre in bilico tra produrre effetti "progressivi" di ampliamento dello spazio pubblico, di allargamento delle forme di partecipazione, e produrre effetti regressivi di privatizzazione dello spazio pubblico, di moltiplícazione degli atteggiamenti di rivalsa e di livore urbano…Da questo punto di vista la forma comitato è un luogo prepolitico ove vale la regola del " Chi denuncio? " e " A chi lo dico? ". Ottenuti questi due scopi, l'intervento della legge e la denuncia sulla stampa, la tensione collettiva e pubblica si esaurisce e immiserisce su se stessa, svelando la crisi delle èlites e la loro incapacità di assumere responsabilità e ruoli adeguati ai tempi.”

Penso che in questo momento la nostra associazione si trovi di fronte queste due possibilità: ritornare al nostro progetto iniziale, partire dal nostro abitare per costruire un azione tesa al cambiamento nel quartiere e nella città o, rinunciando a questa opzione politica di nuova cittadinanza, scegliere la forma pre-politica del comitatismo caratterizzato dagli atteggiamenti di rivalsa e di livore urbano di cui parla Bonomi.

Spetta a noi decidere quale strada intraprendere! E penso dobbiamo ringraziare gli amici del Damm che ci danno la possibilità di riflettere un po’ più seriamente su questi temi.

Scusandomi per la lunghezza, saluto tutti affettuosamente

Sergio


Quante cose dentro questo, finora breve, scambio.

Eh si, Emma ha un grande merito: di avere aperto una discussione che era nell'aria, latente, e che è giusto che venga fuori, anche in forma dura se è necessario.

Molto interessante il contributo dato da Sergio, che ci illumina su un aspetto molto delicato che sottostà al fiorire di comitati, forum, e forme similari di aggregazione.

Personalmente vivo un mio, soggettivo, dilemma: mi interrogo sul come dare concretezza alla voglia di partecipare alle iniziative del Forum (che mi sembra ben attrezzato culturalmente e anche numericamente) e d'altro canto mi dico che partecipare si, ma a fronte di quale l'identità?  Chi o cos'è il Forum? Al di là delle intenzioni originarie dei singoli, quale identità esprime oggi l'insieme delle persone che si riuniscono intorno a questo nome? 

Quali sono le forme espressive, quali i temi affrontati, quali le azioni intraprese e in quale direzione?

Il profilo che emerge, pur nella discontinuità, è di un movimento che riesce ad "uscire fuori" sui temi della microcriminalità, dei trasporti, della manutenzione, dei rifiuti (ingombranti o meno); sintetizzerei con l'espressione "servizi territoriali" il terreno di azione del Forum. Un'insistente attenzione sulle carenze dei servizi territoriali del quartiere e un adoperarsi affinchè si possano raggiungere degli "standard" dignitosi nella loro erogazione.

Effettivamente è un tema importante, ma non può essere il solo; ma d'altronde se la risultante delle intenzioni e delle azioni, pubbliche e private, degli aderenti porta a ciò ci sarà pure un motivo.

Così come ci sarà pure un motivo se dopo 3 anni di esistenza del Forum (mi sembrano 3...) ci si interroga su questo.

Insomma il nostro Forum si fa carico di pungolare e sollecitare le istituzioni preposte a fare bene il loro dovere. In ciò si presuppone una delega piena e incondizionata alle istituzioni stesse: solo le istituzioni agiscono, il Forum preme per ridurre le inerzie, le inefficienze, le connivenze delle stesse.

Noi, cittadini onesti e paganti le tasse, operiamo affinchè le istituzioni si assumano le loro responsabilità.

Noi abbiamo già fatto la nostra scelta di fondo: siamo dalla parte dello Stato, degli Enti locali, dei Servizi preposti!  

Le associazioni di volontariato agiscono in prima persona, direttamente: ripuliscono il territorio, accolgono immigrati, raccolgono fondi e li distribuiscono, ecc. Non delegano, anzi si fanno carico di riempire attivamente spazi vuoti o di penombra istituzionale. Noi ci sentiamo indifesi, non abbiamo il tempo o la voglia o gli strumenti per agire in prima persona, e pretendiamo, giustamente, di essere difesi, puliti, organizzati da chi è pagato per farlo.

Il pubblico siamo noi, le istituzioni siamo noi, è il grande gioco della democrazia!

Ma è veramente cosi?

I dubbi sono tanti, i temi difficili, le esperienze contraddittorie.

A me piace pensare che ci sono spazi di azione diretta, che è possibile agire in prima persona, che è necessario cercare i modi per uscire fuori dalla "delega istituzionale a tutti i costi": le istituzioni si possono anche cambiare o riorganizzare sulla base di nuove prospettive che emergono al di fuori di esse.  

Mi piace anche pensare che il DAMM non è, o non è solo, anti-istituzionale ma che è al di là delle Istituzioni, che si spinge laddove c'è una "terra di nessuno" culturale, sociale, o laddove è necessario far sentire una voce diversa da quella istituzionale. Insomma non credo che la contrapposizione pro o contro le Istituzioni sia una discriminante assoluta: la critica è sacrosanta e le Istituzioni non hanno sempre ragione.

Io auspico che il Forum cerchi reali terreni d'incontro con il DAMM senza preoccuparsi se sia innanzitutto pro o contro le Istituzioni: il DAMM non esisterebbe fisicamente se non fosse oltre-le-Isituzioni... il terreno stesso su cui camminiamo quando si oltrepassa il cancello del DAMM sparirebbe da sotto i nostri piedi.

Credo che sia possibile una relazione di complementarità se solo lo si volesse realmente e ci si predisponesse ad un ascolto diverso... a partire da questo dibattito.

 

Michele

  

 

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