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UNA DISCUSSIONE CON IL DAMM
salve dal damm
Una
risposta ad Emma del Damm e una domanda al Forum Tarsia
Cari amici del Damm e del Forum Tarsia,
vi comunico in modo un
po’ disordinato alcuni pensieri che mi sono venuti in
mente dopo la lettura della lettera di Emma del Damm.
L’altra sera tornavo a
casa verso l’una di notte a piedi, un po’ pentendomi
perché avevo voluto fare a meno dell’automobile:
iniziavo a provare quel sottofondo di paura che
penso ognuno di noi qualche volta sente in una città
come la nostra e in un quartiere come il nostro, quando
le strade sono deserte e nella mente si fanno strada i
fantasmi di possibili incontri pericolosi. Mi sono
trovato di fronte i fari di un’automobile che da Salita
Pontecorvo girava per Vico Pontecorvo : era la volante
della Polizia e ho tirato un sospiro di sollievo,
pensando che in fondo non avevamo fatto male a chiedere
una maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle
nostre strade, soprattutto perché speriamo nel carattere
dissuasivo e non repressivo del loro intervento.
Nei giorni precedenti
avevo visto due volte scendere la volante per Vico
Cappuccinelle e anche allora avevo pensato, un po’
ottimisticamente, che quegli automobilisti che
sono soliti procedere in senso inverso, dopo aver
incrociato la Polizia per più volte, forse
sarebbero stati dissuasi dal ripetere l’esperienza.
Quindi concludendo su
questo punto: penso che nessuno dei firmatari abbia
ritenuto -superficialmente e irresponsabilmente come ci
viene rimproverato forse un po’ troppo ingenerosamente -
che “la semplice presenza di forze dell’ordine in un
quartiere tanto complesso e tanto sottostimato come il
nostro possa risolvere il dramma e il fastidio della
microcriminalità” come scrive Emma. Crediamo
semplicemente che tale presenza potrebbe avere una
funzione dissuasiva. Sospetto che avrà scarso carattere
repressivo: qualche secondo dopo aver visto la volante
della polizia scendere Vico Cappuccinelle, mi sono
ritrovato nuovamente le automobili che risalivano in
senso vietato…
Ci siamo detti più
volte che Damm e Forum Tarsia - che spesso si sono
trovati uniti in molte battaglie (scale mobili, Parco
Ventaglieri, ecc.) - sono però cose
diverse, soggetti distinti non soltanto
anagraficamente; soggetti, potremmo dire, uniti
dalla loro distinzione.
Anche se siamo pronti
a difendere il Damm e riconosciamo il valore
culturale, politico ed esistenziale di questa
esperienza, penso che non tutti gli aderenti e i
simpatizzanti del Forum Tarsia - associazione che fino
ad ora non ha una precisa connotazione politica che va
ricercata piuttosto nella storia personale dei singoli
aderenti - si impegnerebbero in prima persona
in una scelta di occupazione e di autogestione di uno
spazio, così come fanno gli amici del Damm.
Nel Forum Tarsia
inoltre non mi sembra sia presente una pregiudiziale
anti-istituzionale che invece penso sia una connotazione
ben precisa dell’identità politica del Damm. Nella
nostra associazione ad esempio sono presenti alcuni
promotori e partecipanti del movimento dei “Girotondi”
che in questi ultimi anni hanno sostenuto l’autonomia di
uno dei poteri dello Stato, la Magistratura, e
sono scesi in piazza in difesa della Costituzione e
delle istituzioni democratiche contro le
ingerenze e gli abusi del potere politico. Molti di noi
inoltre non dimenticano che, in una città complessa come
Napoli, l’egemonia culturale della criminalità
organizzata si fonda sul carattere di supplenza che
questa esercita nei confronti di uno Stato spesso
assente.
Forse questa mancanza
di una pregiudiziale anti-istituzionale è uno dei motivi
per cui alcuni di noi hanno finito col firmare (anche se
con qualche dubbio) l’esposto per avere una maggiore
presenza della polizia nelle nostre strade.
Detto questo però
penso che alcune questioni che la lettera di Emma ci
pone non possono esimerci dal riflettere un po’ più
seriamente su alcuni temi e soprattutto su noi stessi.
Scrive Emma :
“Crediamo che sia doveroso da parte di persone che sono
sicuramente operose e complesse anche nelle scelte
individuali, che hanno a disposizione tutti i mezzi,
intellettuali e materiali per farlo, porsi
il problema in maniera più approfondita e propositiva.
Rivolgendo cioè alle autorità competenti sia pure questa
semplice richiesta, ma tuttavia ricomprendendola in un
discorso e in una valutazione eticamente e politicamente
orientata, con tutta la dignità che una piccola e
influente comunità deve saper rappresentare, per
rappresentare anche il proprio ruolo di attore sociale
del cambiamento, nel momento e nel luogo in cui si
esprime e vive.”
L’obiezione che ci
viene posta è chiara: avreste anche potuto fare la
richiesta – scrive Emma -, ma all’interno di un discorso
più generale e politicamente orientato! Difficile non
essere d’accordo con quest’affermazione!
Sono andato a
riprendere il documento Proposta operativa per la
costituzione del Forum Tarsia e lì ho trovato scritto
che la nostra associazione “si propone di costruire
canali di comunicazione e luoghi di aggregazione tra gli
abitanti del quartiere e contestualmente di esercitare
un’azione sulle istituzioni per ottenere una
maggiore efficienza nei servizi”. Il Forum Tarsia – è
scritto più avanti-“si propone di costruire una rete di
comunicazione e di scambio tra forze diverse interessate
ad una ricostruzione di uno spazio pubblico nel
quartiere e nella città”.
Inutile dire che in
questi anni il Forum ha sviluppato soprattutto un
intervento relativo al secondo punto (quello relativo
alla vivibilità), mentre il primo aspetto è gradatamente
caduto nel dimenticatoio (i Progetti Teatro, Salute,
Attività sportive e ricreative, Documentario, di fatto
non sono mai decollati).
Il Forum Tarsia di
fatti oggi è una cosa diversa da quella che avrebbe
voluto essere nelle intenzioni di coloro che lo hanno
costituito. La pretesa di costruire uno spazio pubblico,
e quindi di essere un attore sociale del cambiamento,
per usare il linguaggio di Emma, è rapidamente venuto
meno. Sono rimaste le rivendicazioni di alcuni abitanti
del quartiere, interessati soprattutto a rendere il più
possibile confortevoli le condizioni esterne al
loro spazio privato.
Qualche mese fa ho
inserito nel sito del Forum alcune pagine sui comitati
di cittadini tratte dal libro di Aldo Bonomi “Il trionfo
della moltitudine” con la speranza che si aprisse una
discussione nel Forum o nella lista su questi temi, ma
la mia attesa è andata delusa!
“Il comitatismo –
scrive Bonomi - è sempre in bilico tra produrre effetti
"progressivi" di ampliamento dello spazio pubblico, di
allargamento delle forme di partecipazione, e produrre
effetti regressivi di privatizzazione dello spazio
pubblico, di moltiplícazione degli atteggiamenti di
rivalsa e di livore urbano…Da questo punto di vista la
forma comitato è un luogo prepolitico ove vale la regola
del " Chi denuncio? " e " A chi lo dico? ". Ottenuti
questi due scopi, l'intervento della legge e la denuncia
sulla stampa, la tensione collettiva e pubblica si
esaurisce e immiserisce su se stessa, svelando la crisi
delle èlites e la loro incapacità di assumere
responsabilità e ruoli adeguati ai tempi.”
Penso che in questo
momento la nostra associazione si trovi di fronte queste
due possibilità: ritornare al nostro progetto iniziale,
partire dal nostro abitare per costruire un azione tesa
al cambiamento nel quartiere e nella città o,
rinunciando a questa opzione politica di nuova
cittadinanza, scegliere la forma pre-politica del
comitatismo caratterizzato dagli atteggiamenti di
rivalsa e di livore urbano di cui parla Bonomi.
Spetta a noi decidere
quale strada intraprendere! E penso dobbiamo ringraziare
gli amici del Damm che ci danno la possibilità di
riflettere un po’ più seriamente su questi temi.
Scusandomi per la
lunghezza, saluto tutti affettuosamente Sergio Quante cose dentro questo, finora breve, scambio. Eh si, Emma ha un grande merito: di avere aperto una discussione che era nell'aria, latente, e che è giusto che venga fuori, anche in forma dura se è necessario. Molto interessante il contributo dato da Sergio, che ci illumina su un aspetto molto delicato che sottostà al fiorire di comitati, forum, e forme similari di aggregazione. Personalmente vivo un mio, soggettivo, dilemma: mi interrogo sul come dare concretezza alla voglia di partecipare alle iniziative del Forum (che mi sembra ben attrezzato culturalmente e anche numericamente) e d'altro canto mi dico che partecipare si, ma a fronte di quale l'identità? Chi o cos'è il Forum? Al di là delle intenzioni originarie dei singoli, quale identità esprime oggi l'insieme delle persone che si riuniscono intorno a questo nome? Quali sono le forme espressive, quali i temi affrontati, quali le azioni intraprese e in quale direzione? Il profilo che emerge, pur nella discontinuità, è di un movimento che riesce ad "uscire fuori" sui temi della microcriminalità, dei trasporti, della manutenzione, dei rifiuti (ingombranti o meno); sintetizzerei con l'espressione "servizi territoriali" il terreno di azione del Forum. Un'insistente attenzione sulle carenze dei servizi territoriali del quartiere e un adoperarsi affinchè si possano raggiungere degli "standard" dignitosi nella loro erogazione. Effettivamente è un tema importante, ma non può essere il solo; ma d'altronde se la risultante delle intenzioni e delle azioni, pubbliche e private, degli aderenti porta a ciò ci sarà pure un motivo. Così come ci sarà pure un motivo se dopo 3 anni di esistenza del Forum (mi sembrano 3...) ci si interroga su questo. Insomma il nostro Forum si fa carico di pungolare e sollecitare le istituzioni preposte a fare bene il loro dovere. In ciò si presuppone una delega piena e incondizionata alle istituzioni stesse: solo le istituzioni agiscono, il Forum preme per ridurre le inerzie, le inefficienze, le connivenze delle stesse. Noi, cittadini onesti e paganti le tasse, operiamo affinchè le istituzioni si assumano le loro responsabilità. Noi abbiamo già fatto la nostra scelta di fondo: siamo dalla parte dello Stato, degli Enti locali, dei Servizi preposti! Le associazioni di volontariato agiscono in prima persona, direttamente: ripuliscono il territorio, accolgono immigrati, raccolgono fondi e li distribuiscono, ecc. Non delegano, anzi si fanno carico di riempire attivamente spazi vuoti o di penombra istituzionale. Noi ci sentiamo indifesi, non abbiamo il tempo o la voglia o gli strumenti per agire in prima persona, e pretendiamo, giustamente, di essere difesi, puliti, organizzati da chi è pagato per farlo. Il pubblico siamo noi, le istituzioni siamo noi, è il grande gioco della democrazia! Ma è veramente cosi? I dubbi sono tanti, i temi difficili, le esperienze contraddittorie. A me piace pensare che ci sono spazi di azione diretta, che è possibile agire in prima persona, che è necessario cercare i modi per uscire fuori dalla "delega istituzionale a tutti i costi": le istituzioni si possono anche cambiare o riorganizzare sulla base di nuove prospettive che emergono al di fuori di esse. Mi piace anche pensare che il DAMM non è, o non è solo, anti-istituzionale ma che è al di là delle Istituzioni, che si spinge laddove c'è una "terra di nessuno" culturale, sociale, o laddove è necessario far sentire una voce diversa da quella istituzionale. Insomma non credo che la contrapposizione pro o contro le Istituzioni sia una discriminante assoluta: la critica è sacrosanta e le Istituzioni non hanno sempre ragione. Io auspico che il Forum cerchi reali terreni d'incontro con il DAMM senza preoccuparsi se sia innanzitutto pro o contro le Istituzioni: il DAMM non esisterebbe fisicamente se non fosse oltre-le-Isituzioni... il terreno stesso su cui camminiamo quando si oltrepassa il cancello del DAMM sparirebbe da sotto i nostri piedi. Credo che sia possibile una relazione di complementarità se solo lo si volesse realmente e ci si predisponesse ad un ascolto diverso... a partire da questo dibattito.
Michele
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