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Può l’arte dare un volto e una funzione al territorio? Gli utopisti non hanno dubbi, ma non bisogna essere utopisti per crederci: sono molte le esperienze territoriali in campo internazionale che possono testimoniare l’efficacia di un progetto di riqualificazione sociale, ambientale ed economica attraverso la cultura. A Napoli ora ci prova il progetto «Un quartiere per l’Arte» che sarà presentato oggi alle 16,30 al Museo Nitsch, inaugurato a fine settembre scorso al vico Lungo Pontecorvo e da allora volano di iniziative e centro di aggregazione, nonostante le difficoltà di collegamento. A cura della Fondazione Morra si parlerà del libro di Cesare Brandi Il vecchio e il nuovo nella città antica a cura di Roberto Barzanti, dell’Accademia Senese degli Intronati. Ci sarà anche Hermann Nitsch e con lui Fabiano Di Prima, Maurizio Elettrico, Enzo Mecacci, Giulio Pane, Pasquale Persico, Marco Pierini, modera Lorenzo Manenti. Dal libro al progetto per il quartiere in cui insiste la zona di Pontecorvo, l’Avvocata: un po’ una enclave tra la parte bassa (la Cumana di Montesanto, la funicolare, la metropolitana di piazza Olivella, i Ventaglieri, piazza Dante) e quella alta, che culmina in piazza Mazzini. E in mezzo, una presenza di edifici storici, monumentali, bisognosi di restauri e di funzioni: lo splendido palazzo di largo Avellino a Tarsia dove visse Marcello Gigante, la chiesa di san Giuseppe delle Scalze, il complesso dell’ospedale Gesù e Maria, il «Filangieri», l’istituto che nel tempo ha accolto tante vite giovanili in difficoltà, ed altri ancora, dove è presente la mano e l’arte di Fanzago e di altri architetti. Insomma, un quartiere che va recuperato e in questa direzione va il progetto della Fondazione Morra-Museo Nitsch curato da Franco Coppola, Giuseppe Morra, Roberto Paci Dalò e Nicoletta Ricciarelli proponendo agli abitanti e agli interlocutori istituzionali un processo capace di comporre e attivare la rete delle «Identità creative e plurali» che vivono nella II Municipalità Avvocata - Montecalvario - Porto. «Gli spazi nuovi localizzati - illustra Peppe Morra - in Palazzo Ruffo di Bagnara e nel Museo archivio laboratorio delle arti contemporanee ”Hermann Nitsch” si propongono come nodi di propulsione e sviluppo di altri nodi presenti nelle diverse aree del quartiere: l’ambizione e lo scopo del progetto è quello di strutturare a poco a poco questo insieme di nodi d’arti fino a farlo riconoscere come tessuto innovativo della città; lo slogan ”un quartiere si fa città” è la sintesi del progetto-processo. L’operazione culturale è quella di far riconoscere i diversi nodi come nuovi soggetti attivi del progetto che porta il centro antico e la città a configurarsi come area vasta piena di distretti culturali a creatività parallela, capaci questi di interpretare i quartieri come città da rigenerare». Nel progetto sono coinvolti gli artigiani del posto, il Teatro Nuovo di Igina Di Napoli, altri presidi culturali della zona che nelle finalità dei promotori deve diventare un quartiere di artisti, con scuole di musica, gallerie d’arte, spazi per la discussione, botteghe artigiane che permettano il passaggio della creatività manuale di mestieri che vanno scomparendo. Gli strumenti per raggiungere lo scopo, sottolinea Roberto Paci Dalò, «possono essere i ”Laboratori del Cambiamento” e vanno differenziati in almeno due categorie: quelli che esprimono creatività e ricerca nelle arti, e quelli che esprimono animazione, coordinamento e governance». Un progetto ambizioso. Accanto al quale non sarebbe male studiare anche sistemi di trasporto che rendano più agevole raggiungere la zona: non dovrebbe essere difficile, basterebbe collegare con scale mobili, ascensori le parti medie e alte, a vantaggio principalmente dei residenti oltre che dei visitatori del Nitsch e di altri presidi di cultura, con le stazioni di funicolari, metropolitane vecchie e nuove, Cumana e Circumflegrea. Altrove non sarebbe un’impresa impossibile.

  Un quartiere per l'arte

di Pasquale Esposito

 

del 24.04.2009

 
       
 

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