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SAN GIUSEPPE A PONTECORVO - STORIA SINTETICA DI UN DEGRADO Fino alla sera del 23 Novembre 1980 la chiesa affidata ai Padri Barnabiti era un frequentatissimo luogo di culto non solo per gli abitanti della zona; molti fedeli venivano per venerare le reliquie del San Francesco Saverio Maria Bianchi, di altri venerabili Padri Barnabiti, per pregare nella sottostante cripta dove si conservano i resti delle suore carmelitane scalze che erano state le prime ospiti del convento e per ammirare capolavori di Giordano, De Maria e di altri maestri. A seguito del terremoto crollò la volta affrescata e, nel 1982, i Padri Barnabiti l’abbandonarono a causa della inagibilità stipulando un verbale di riconsegna al Comune di Napoli in attesa della riattazione; infatti l’edificio precedentemente di proprietà del FEC (Fondo Edifici di Culto) è ora di proprietà del Comune. Dopo l’abbandono da parte dei Barnabiti la struttura fu puntellata per molti anni e solo nel 1997 è stata sottoposta ad un intervento teso semplicemente ad evitare infiltrazioni di acqua piovana ed ingressi di piccioni ed altri animali; l’intervento del Servizio di Edilizia Monumentale del Comune,del costo di 350 Milioni di Lire, ha riguardato la sostituzione delle travi in legno e delle tegole del tetto ed il rifacimento degli infissi. Agli inizi degli anni novanta i locali adiacenti alla Chiesa furono affidati ai volontari della Comunità “Servire” coordinata da Padre Carmelo Contiguglia O.M.I.; su istanza della Comunità vennero eseguiti nel 1998 lavori di rifacimento del solaio di copertura dei locali usati dai volontari e della parte superiore del frontale della facciata. Nonostante questo intervento a cura della Regione Campania costato circa 100 Milioni di Lire, i locali sono tuttora inagibili per infiltrazioni d’acqua e caduta di calcinacci; infatti sono stati abbandonati. L’intero complesso architettonico ha bisogno non di interventi parziali ed inadeguati ma di una completa ristrutturazione che lo metta in condizione di essere di nuovo un luogo di Culto e di testimonianza di Storia, Cultura ed Arte così come progettato dall’illustre Architetto Cosimo Fanzago a metà del 1600.
S. ANTONIO E S. ALFONSO A TARSIA – PONTEGGI DA RIMUOVERE Da quasi dieci anni i lavori di consolidamento e di rifacimento del tetto dell’edificio annesso alla Chiesa di S.Antonio e S.Alfonso a Tarsia, sito a Salita Tarsia 12, proprietà dei padri Redentoristi, sono bloccati per mancanza di fondi. Ne consegue che una vasta ed imponente struttura di tubi innocenti e ponteggi in legno, sormontati da una tettoia di lamiera, ricopre l’intera superficie dell’edificio prospiciente a Salita Tarsia. Questa struttura ingombra il suolo pubblico e incombe sugli edifici antistanti privandoli di aria, luce e visuale. Inoltre a causa del passare degli anni, dell’abbandono e della più totale incuria, il ponteggio in questione è ormai fatiscente, cadente, e rappresenta un pericolo per gli abitanti della zona. Segnaliamo inoltre che l’accumulo di immondizia e di materiali di risulta al suo interno rappresenta un rischio anche dal punto di vista igienico-sanitario. Richiediamo pertanto l’immediato intervento delle autorità competenti al fine di provvedere al completamento dei lavori e alla rimozione del ponteggio in oggetto.
GESU’ E MARIA – TERMINARE IL RESTAURO Chiediamo infine che siano completati i lavori di restauro della Chiesa di Gesù e Maria e che la stessa sia riaperta al culto. Per ottenere ciò invitiamo i cittadini a firmare la petizione da inviare alle competenti Autorità. |
Petizione
per chiedere il restauro della Chiesa di S.Giuseppe delle Scalze e degli altri edifici sacri e profani della zona Tarsia
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