| |
|
L'USO DEI
TERMOVALORIZZATORI NEL CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI IN CAMPANIA
Mercoledì 24 gennaio
alla Facoltà di Architettura di Via Tarsia si è discusso con Massimo
Menegozzo, Direttore tecnico dell’ARPAC, dell’”Uso dei
termovalorizzatori nel ciclo integrato dei rifiuti in Campania”.
L’auspicio del Forum Tarsia di promuovere una discussione “di
approfondimento”, basata in primo luogo sull’analisi critica dei dati e
delle conoscenze attualmente disponibili, per innestare poi su di essi
una riflessione il più possibile “ragionata”, può dirsi nel complesso
realizzato, anche per la chiarezza degli interventi e per il clima
sereno e civile del confronto. Nell’aula accanto a cittadini della zona
Tarsia, del Centro storico e del Vomero erano presenti anche esponenti
di associazioni ambientaliste e di “cittadinanza attiva” della città
(oltre al Forum Tarsia, l’ACUSP, il WWF, il Comitato “Mi riguarda”,
l’Assise di Palazzo Marigliano e Allarme Rifiuti Tossici).
Introducendo l’incontro, Sergio Bizzarro del Forum Tarsia ha
sottolineato la necessità – soprattutto per chi crede nella democrazia
partecipativa e nel ruolo che tutti i cittadini devono assumere nei
processi decisionali – di creare luoghi di riflessione sottratti alla
“semplificazione” spettacolare o degli schieramenti precostituiti;
luoghi in cui possano prender forma liberamente i “giudizi” delle
persone anche in merito a problemi di non facile approccio, come appunto
quella dei termovalorizzatori. D’altra parte l’aspetto controverso della
questione è stato messo in evidenza sin dall’inizio da Massimo Menegozzo
che non si è detto possessore di alcuna certezza e ha invitato
metodologicamente a porre il tema all’interno del contesto campano,
evitando, almeno all’inizio della riflessione, la facile
contrapposizione “a favore/contro”. Il dato da cui partire è l’esistenza
di un’anomalia “campana”: da dodici anni infatti la nostra Regione vive
un’emergenza rifiuti ed è in qualche modo scontato che ci siano
“interessi forti”, non ultimi quelli della camorra, perché si mantenga
la situazione “di stallo” attuale. D’altra parte in questo periodo la
classe dirigente non ha preso in alcun modo in considerazione la
possibilità di dar vita ad un ciclo integrato dei rifiuti, come ad
esempio è accaduto a Brescia, e, magari, all’interno di questo,
collocare anche l’ipotesi della costruzione o meno di un
termovalorizzatore. Lo stesso proponimento di procedere alla raccolta
differenziata, possibile alternativa, non ha trovato poi una reale
volontà di attuazione, per cui al momento è del tutto utopistico pensare
che nell’immediato futuro si riescano a raggiungere le percentuali di
raccolta previste dalla legge.
La scelta negli anni ’90 di costruire l’impianto ad Acerra è stata
“calata dall’alto”, al di fuori di ogni possibile consultazione delle
Istituzioni e delle comunità locali, ma soprattutto al di fuori di un
convincente ragionamento generale sul modo migliore di risolvere il
problema. L’allarme della popolazione e dell’opinione pubblica si è
concentrata a questo punto soprattutto sulle significative
concentrazioni di diossina presenti nella zona.
Dopo una prima Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) fatta nel 1999,
estremamente carente, nel 2004 ne è stata portata a termine una nuova,
ad opera di una quarantina di esperti che hanno valutato gli effetti di
una possibile collocazione dell’impianto sul territorio di Acerra, dopo
aver verificato con attenzione le condizioni di rischio precedenti,
legate alla presenza di insediamenti industriali, alla possibile
contaminazione delle falde acquifere (a causa della mancanza di un
collettore in grado di collegare le acque ad un depuratore già esistente
in zona) e al traffico intenso. Si parla a proposito di territorio ad
alto fattore di rischio. Questa VIA ha pertanto determinato delle
sostanziali modifiche al progetto, attivando nel contempo un
monitoraggio più frequente della diossina presente sul territorio. A
fronte di questo scenario sicuramente inquietante, c’è un ulteriore dato
sconfortante su cui riflettere: secondo le previsioni degli esperti,
quando verrà attivato il termovalorizzatore, la quantità di diossina
prodotta potrebbe essere inferiore a quella oggi presente in loco,
effetto dei “fuochi” selvaggi spesso attizzati dalla popolazione
esasperata. Massimo Menegozzo ha messo a disposizione delle associazioni
presenti i dati di cui è in possesso.
Il dibattito a seguire è stato interessante e costruttivo e se ne da qui
solo una breve sintesi.
Massimo Ammendola, del Comitato Allarme Rifiuti Tossici ha rimarcato
l’estrema pericolosità di un possibile funzionamento di un
termovalorizzatore in una zona già profondamente inquinata, ricordando
tra l’altro come la combustione apra ulteriori problemi di smaltimento,
come quello delle ceneri prodotte, e proponendo come alternativa la
cosiddetta “gestione a freddo dei rifiuti”. Antonio Pastena, associato
al “Forum Tarsia”, rifiutando facili ipotesi di soluzione alternative,
ancora dubbie da un punto di vista scientifico, ha riportato il problema
nel punto esatto in cui nasce: nel modello attuale di sviluppo e consumo
e nelle scelte politiche ad esso conseguenti che vengono operate dalle
classi dirigenti del nostro paese. Oggi nessuno ha il coraggio di
mettere in atto scelte anti-popolari come le tassazioni delle plastiche
e dei vetri che, accanto ad una buona raccolta differenziata, potrebbero
cominciare ad avviare la soluzione del problema, riducendo radicalmente
“a monte” la produzione dei rifiuti. Maria Pia Laino del Comitato “Mi
riguarda” ha parlato del “ciclo integrato” di smaltimento di rifiuti
attuato a Parigi, che comprende tra l’altro anche l’uso di alcuni
termovalorizzatori. Il piano viene progettato a partire dalla
consultazione dei cittadini e prevede il monitoraggio periodico delle
loro esigenze. Gianni Morra, anche lui del Comitato “Mi riguarda”, ha
cercato di delineare, scegliendo il punto di vista di un comune
cittadino, la “ragionevolezza” di possibile politiche di riduzione del
danno ambientale. Infine Rosaria, esponente dell’Assise di Palazzo
Marigliano, ha sottolineato tra l’altro l’esigenza, sempre più urgente,
della mobilitazione dei cittadini per evitare i danni ambientali che si
vanno preparando nella nostra Regione.
|
|