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Le parole e le voci Tre metinée di musiche polifoniche con letture d'autore in uno spazio sacro da recuperare 19 aprile 10 maggio 17 maggio |
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Biografia di Anna Maria Ortese (Roma 1914 - Rapallo 1998) La piccola Anna Maria frequenta le scuole elementari in Libia fino a che fa ritorno coi genitori in Italia, per stabilirsi a Napoli. Scrive la sua prima prosa all'età di diciassette anni e la invia ad “Italia Letteraria” (poi “Fiera Letteraria”), che decide di pubblicarla. Dipoi, esordisce nel 1937 con la raccolta di racconti “Angelici dolori”, per la quale viene apparentata al “realismo magico” del Bontempelli; nelle opere successive, tuttavia, meglio si delinea la personalità di un'autrice non riconducibile ad alcuna precisa influenza, sensibile ed attenta alla realtà però - a differenza degli scrittori del neorealismo che, parole sue, “si gravavano della cronaca” senza riuscire a dominarla - capace di trasfigurare la medesima attraverso uno sguardo lieve e penetrante. L'arco immenso dell'arte sua (oggi in parte riunito nei due splendidi volumi dei “Romanzi”, editi da Adelphi) è contenuto, ad esempio, nelle narrazioni de “Il mare non bagna Napoli” (1953, premio Viareggio), ove l'oscillazione fra l'oggettività visionaria del primo racconto - “Un paio di occhiali”, nel quale questi ultimi rivelano l'orribilità del mondo ad una bimba carente di vista - e la febbrile soggettività di quello conclusivo - “Il silenzio della ragione”, lucido e tagliente ritratto dell'ambiente intellettuale partenopeo del periodo - dannoconto della non comune duttilità espressiva ortesiana. E’ del 1965 “L’iguana”, il suo debutto nel romanzo, che apre “la stupefacente processione di esseri vilipesi e oscuri, di spoglie zoomorfe, sentimenti umani e virtù celesti, destinati ad accamparsi sul frontespizio dei romanzi a venire” (M.Farnetti); seguono “Poveri e semplici” (1967, premio Strega),“La luna sul muro” (1968), “L'alone grigio” (1969), “Il porto di Toledo” (1975), “Il cappello piumato” (1979). Verranno infine le cose più note e mature, “Il cardillo addolorato” (1993), “Alonso e i visionari” (1996), ove una suggestiva mediazione tra “il risentimento e il sogno di una società felice, la pena di vivere e la proiezione fantastica” (P.Di Stefano) prende corpo e lo sperimentalismo linguistico produce esiti memorabili. Appartata ed introversa (“sono sempre stata sola, come un gatto”), lontana dalle conventicole letterarie, segnata per tutta la vita dal dolore e dalla povertà (“si scrive perché si cerca compagnia, poi si pubblica perché gli editori danno un po’ di denaro”), è la maggiore scrittrice - assieme ad Elsa Morante - che il nostro Novecento abbia espresso. (http://www.italica.rai.it/argomenti/grandi_narratori_900/ortese/biografia.htm) Corpo celeste da ANNA MARIA ORTESE SCRITTRICE IN ESILIO Repubblica — 01 agosto 1997 pagina 30 sezione: CULTURA Recensione di Alfredo Giuliani. Emozioni, visioni, straziati candori attraversano le pagine autobiografiche raccolte in Corpo celeste (Adelphi, pagg. 160, lire 15.000). Risvegliata da banali occasioni, l' invito (senza seguito) di un istituto italiano all' estero, e qualche proposta di intervista, Ortese si aggira per la propria casa-memoria, le case in cui ha vissuto e la casa dello scrivere, e parla di sé come da un esilio. Questo è il punto essenziale. Ortese è magnifica perché ha sempre ricusato il senso comune della realtà, detestato "ciò che si chiama reale". Anche ai tempi in cui la si faceva passare per neo-realista (basta ricordare il celebre Il mare non bagna Napoli del 1953), la sua "indignazione" di fronte al reale era non tanto politica, quanto filosofica. Il vero lo sapeva esprimere meglio di altri, ma i suoi pensieri andavano alla realtà ignota, quella che il linguaggio occulta o deforma. Una parola che usa spesso, anche verso le sue stesse parole, è insopportabile. Se ciò che si chiama reale è insopportabile, non lo è meno la terribilità della realtà ignota. Si vive in un doppio esilio, l' uno fenomenico, l' altro metafisico. Corpo celeste, libro frammentato e discontinuo eppure stranamente unitario, racconta le passioni e riflessioni dell' esule, che non ha mai smesso di amare la Terra (appunto un corpo celeste), e che trova la patria nello sguardo mite della Tartarughina del Levante, tristi occhi che dietro un' oscura vetrina interrogano l' infamia degli esseri umani. L' esule non ha paura di cadere nell' ingenuità. Dalle trappole del pensiero utilitario l' ha preservata il precoce sentimento tragico della vita (ah, il buon vecchio Unamuno oggi un po' dimenticato), lo scoprire "quasi subito che tutte le cose anche persone, volti, libri erano vuoto e apparenza, erano immagini, la cui materialità e libertà erano tutte illusorie. Una sola cosa viveva veramente, era quasi altro dal vivere della materia: il dolore e l' emozione dolorosa (metto fra queste emozioni anche l' amore e la gioia). Ben presto, dunque, io mi trovai a dovermi battere per una cosa - la vita - che era un abisso e una perdita". Tra il ribrezzo della realtà, i problemi di sopravvivenza e di lavoro e il pazzo bisogno di esprimere nella scrittura la stranezza del vivere su un corpo celeste dove le cose transitano nel tempo, tra sommari riepiloghi e improvvise illuminazioni e cronache di fantasie passate e squarci di utopici fervori ideali, il lettore arriva un po' scosso alle pagine finali ("Non da luoghi di esilio"); e qui può sentirsi, seppure terremotato, davvero a casa. Sono pagine bellissime, che sarebbe fatuo condensare in qualche riga. Dirò soltanto questo: se una immensa e maligna intelligenza domina ormai sul nostro Corpo celeste, usurpando il regno della ragione, ciò accade perché l' intelligenza non tollera che la vita porti una firma non sua. "Se l' intelligenza potesse firmare la vita, forse la risparmierebbe". Forse, per rispetto del fatturato. Giovanna Marmo Ha pubblicato: Occhio da cui tutto ride (No Reply, Milano 2009), Lunghe piogge (Ogopogo, Potenza 2008), Fata morta (edizioni d’if, Napoli 2006), il cd audio Sex in Legoland (DeriveApprodi, Roma 2002), Poesie (Studiozeta, Napoli 1998). È presente in antologie e riviste, come Doni di-versi in rete (edizioni d’if, 2003), Verso, l’immagine. Sulla soglia tra arte e poesia (Fond. Baruchello, Roma 2004), 1° non singolo. sette poeti italiani (Oédipus, Salerno/Milano 2005), “Exit” n.40 (Montréal, Quebec 2005), “Sewanee Theological Review” (Michaelmas 2006). Slam, antologia europea (No Reply, Milano 2007). Veus paralleles (Rema 12, Barcellona 2007), “Il Verri” (Milano 2009). Nel 2000 ha fondato il gruppo “Nani Nudi” con i quali ha realizzato performances musicali (Sex in Legoland, La banana della morte, Osservazioni sul regno dei muti. Ha collaborato con musicisti, in particolare ha scritto testi per Le Loup Garou (Francesco Prota) e Nino Bruno e le otto tracce. Con Nino Bruno ha realizzato l’installazione sonora Fata morta. Ha vinto il premio per la poesia Antonio Delfini (Modena 2005). Dipinge e illustra libri. |
Le parole: Giovanna Marmo legge brani da
"Corpo celeste" di Anna Maria Ortese
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Il Coro del Polo per la Vita nasce, a livello amatoriale a gennaio del 2006, su richiesta di un gruppo di specializzandi uniti dalla passione per il canto. Espressione musicale del Polo, ha avuto la sua ufficialità grazie all’impegno e alla tenacia delle dott.sse Enza di Riso ed Angela Iorio e soprattutto grazie alla disponibilità e sensibilità del Prof. Guido Rossi e del Prof. Ettore Novellino. Oggi il Coro vanta il Patrocinio del Polo delle Scienze e delle Tecnologie per la Vita grazie al Presidente in carica Prof. Luciano Majol e grazie al sostegno del Preside Prof. Giuseppe Cirino. Tra i Soci Onorari sono annoverati illustri docenti della Federico II quali il Prof. Guido Rossi, il Prof. Luciano Majol, il Prof. Giovanni Persico, il Prof. Giuseppe Cirino ed altri. E’ formato da 36 elementi e racchiude in sé tutte le categorie afferenti al Polo: studenti, docenti e dipendenti, a cui si sono unite alcune persone esterne che condividono la passione per il canto. Il Coro si è già espresso più volte in occasioni ufficiali come “Le Giornate Scientifiche del Polo delle Scienze e Tecnologie per la Vita”, nell’Aula Magna “Gaetano Salvatore” nel 2006, nell’Aula Magna della Facoltà di Farmacia per le Giornate del 2007 e nella Reggia di Portici per le Giornate Scientifiche del 2008. Ha organizzato un Concerto di beneficenza per la Caritas diocesana nella Sala “Sisto V” della Basilica di San Lorenzo Maggiore e un Concerto nella splendida cornice di Villa Campolieto per la Provincia di Napoli. Tra il 2007 e 2008 ha eseguito circa venti Concerti affrontando un repertorio di musica sacra e profana, di Autori italiani e stranieri, che spazia dal canto gregoriano fino ai giorni nostri. Vogliamo qui ricordare solo il Concerto, tenuto in occasione del Convegno “Comunicare in medicina”, organizzato dal Comitato bioetico per la medicina, nel maggio del 2008, dal titolo: “La musica come strumento di comunicazione Universale”. Il Coro Universitario “Joseph Grima” si propone di coniugare cultura e svago, arte e passione, condividendo un unico grande sentimento: la gioia di cantare.
Luigi Grima, napoletano, compie gli studi musicali presso il Conservatorio S.Pietro a Majella diplomandosi in violino con il M° Rocchi e conseguendo il titolo Accademico in Musica da Camera. Avviato alla direzione dal M° Patti, frequenta la classe di direzione d’orchestra del M° Vizioli. Dopo aver respirato ed essersi nutrito della passione corale del padre Joseph, si dedica alla coralità studiando canto con la Prof.ssa Papa ed avviato alla direzione di coro dal M° Acciai. Ha diretto alcune importanti orchestre, tra cui: I Filarmonici di Roma, la Nuova Orchestra Scarlatti, l’Orchestra del Conservatorio S.Pietro a Majella e il Discantus Ensemble. Ha effettuato numerosi concerti in formazioni cameristiche dal duo al quintetto abbracciando un repertorio che va dal ‘700 al contemporaneo. In venti anni di attività ha collaborato con molte orchestre italiane; da alcuni anni è prima parte della Nuova Orchestra Scarlatti con la quale ha tenuto numerosi concerti in Italia ed all’estero. Ha inciso per la AVM Classic, Nuova Era e Antes Milano All’attività concertistica affianca l’attività didattica come esperto della metodologia Orff-Schulwerk, acquisita con il Prof. Piazza, e di didattica corale con la metodologia Goitre. Ha conseguito la Specializzazione all’insegnamento con indirizzo Musica e Spettacolo presso la Federico II di Napoli, ed è titolare della cattedra di violino nelle scuole ad indirizzo musicale. Dirige il Coro Universitario “Joseph Grima”, il Vocalia Ensemble ed è Direttore Musicale del Discantus Ensemble |
Le voci : Coro universitario "Joseph Grima" diretto da Luigi Grima
Giovanni P. da Palestrina (1525-1594) O Domine Jesu Christe O bone Jesu! Sicut cervus
Jacob Arcadelt (1514-1557) Ave Maria
Anton Bruckner (1824-1896) Locus iste
Edward Elgar (1857-1934) Ave verum corpus
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Kyrie Agnus Dei
Antonio Vivaldi (1678-1741) Gloria Et in terra pax hominibus Domine fili unigenite Cum Sancto Spiritu
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