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Le parole e le voci Tre metinée di musiche polifoniche con letture d'autore in uno spazio sacro da recuperare 19 aprile 10 maggio 17 maggio |
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Il mare non bagna Napoli Originariamente pubblicati da Einaudi nel '53, i racconti de "Il mare non bagna Napoli" testimoniarono il raggiungimento da parte della Ortese d'una maturità e peculiarità di scrittura che la pose senz'altro al di fuori del filone neorealistico in cui all'epoca parve a taluno di inserire queste cronache, intese a tratteggiare una Napoli, appena uscita dalla guerra, "non più ridente e incantata o tambureggiante e grottesca, ma livida come una donna da trivio sorpresa da un subitaneo apparire della ragione". Ed è l'assoluto degrado d'una città fatiscente, cupa e malata, quello che emerge dalle pagine del "Mare"; una città descritta con crudezza tagliente e ossessiva, attraverso un registro narrativo febbrilmente acceso, a stento tenuto a freno da una scrittura pur sorvegliata, che qua e là esplode in figurazioni allucinate d'impianto surrealistico, dove sprazzi di realismo si trasmutano in evocazioni fantastiche, in visioni oniriche o dell'incubo. Ma come sottolinea la stessa Ortese nella prefazione a questa ristampa della sua opera, la rassegnata e tetra metropoli del "Mare" costituiva solo uno schermo - pur essendo "molto veri il dolore e il male di Napoli" - su cui proiettare il proprio spaesamento e la propria "nevrosi", dovuti forse all'incapacità di accettare la dimensione realistica di un esistere all'insegna della precarietà e del venir meno. Peraltro le pagine del "Mare", appartenendo all'ambito narrativo, non intendevano certo millantare pretese saggistiche, e oggi paiono quasi incomprensibili le polemiche e le accuse di essere "contro Napoli", che accompagnarono l'uscita del libro. Da tutti i racconti, dunque, emerge veemente l'intollerabilità nei confronti di un vivere visto come sofferenza, privazione e morte, le cui ineludibili e angosciose presenze possono essere esorcizzate o tollerate solo mediante lo sguardo indiretto, lo specchio contemplativo della scrittura, che, risolvendosi in parola ora rassegnata, ora onirica, ora empatica si fa grido di dolore con cui dire attraverso lo stupore abbacinato di un pathos visionario "i lamenti, la sorpresa, il lutto, l'inerte orrore di vivere".(scheda di Roat, F., L'Indice 1994, n. 8)
Costanzo Ioni è nato a San Giorgio a Cremano il 30.10.1953, vive e lavora a Napoli. Dalla metà degli anni '70 pratica forme di sperimentazione poetica producendo performances (In-form-azione; Cori Traditori; Voo-doo-video etc.) e allestendo reading o spettacoli con i gruppi Indizi '80 e culture in movimento. Nel 1985 ha pubblicato la raccolta di versi Prêt-à-porter; altri testi sono editi in riviste o raccolte antologiche fra cui Gruppo '93 (Piero Manni editore, 1993). Il suo testo più recente, Snack lo squartatore, è stato pubblicato nel fotolibro Attraversamenti (Michele Di Salvo editore). |
Le parole: Costanzo Ioni legge brani da "Il mare non bagna Napoli" di Anna Maria Ortese |
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La Società Polifonica della Pietrasanta è un’associazione culturale senza scopo di lucro, nata presso l’antica chiesa di S. Maria Maggiore ai Tribunali nel centro storico di Napoli, chiesa detta “la Pietrasanta” da tempi remoti.Oggi si è spostata in altra sede, sempre al centro di Napoli. L’associazione è stata fondata nel 1998 da un gruppo di giovani universitari, studenti di musica, insegnanti, ed è molto attiva nel suo proposito statutario di valorizzare la musica vocale scritta tra XVI e XVII secolo e quella del XX secolo e nel diffondere la cultura corale. L’Associazione coordina coordina il proprio coro, ed altri gruppi come L'Insieme Vocale Orpheus e il Vox Mulieris/Madrigalisti di Napoli Ossessione d'amore è un work in progress. L'idea di fondo è di mettere a contrasto, sullo stesso, eterno tema, la musica e i testi del madrigale antico e i versi di autori soprattutto moderni. Uno dei modi possibili, e molto probabili, di vivere l'amore è quello dell'ossessione, ossessione che conduce alla follia, come nel caso della follia d'Orlando, o alla visionarietà lapidaria dei versi di Alda Merini, o al tenero, musicale sperdimento dei versi di Salinas. Sullo sfondo, i testi convenzionali della casistica amorosa del 500. Ma la musica non è affatto convenzionale. Il madrigale è DurchKomponiert, composto da cima a fondo, parola per parola: l'espressività deborda dai singoli brani, la voce carica i testi di accenti che sembrano rivestire anche le parole dei poeti moderni. Il primo Barocco è l'epoca della disillusione: come oggi, rimane da consumare una grande eredità culturale, ma l'uomo sembra aver perso la competenza del vivere in armonia con sé e con il mondo. la musica comincia ad arrovellarsi, ricerca e si appaga dei piccoli e grandi movimenti dell'interiorità personale. Il madrigale del periodo è già un piccolo teatro dell'anima, teso all'espressività, ed è coevo (e figlio dello stesso padre) della prima opera lirica. Alla ricerca espressiva dei madrigali si affiancano le apparentemente più leggere villotte: sdrammatizzano, sembrano felici, popolareggianti. Ma, "Taci, che troppo il sa." Cosa è vero? Amiamo dunque tanto l'uomo o la donna da farcene ossessionare, oggi come allora? O, se questa ossessione dura da secoli, non sarà anche che amiamo la musica per la musica, il verso per il verso, l'amore per l'amore?
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Le voci : l'Insieme Vocale Orpheus diretto da Rosario Peluso esegue "Ossessione d'amore"
Adriano Banchieri Seguita la detta mascherata Soavissimo ardore Gli fusari cantano un madrigale Progne e Filomena Baci, sospir e voci Gli cervellini cantano un madrigale Un pastorello con un augellino uccisogli da un gatto Gli amanti cantano un madrigale Claudio Monteverdi Sfogava con le stelle Adriano Banchieri Balletto di villanelle Giovanni de Antiquis Tutto lo mal Costanzo Festa Sì come sete bella Madonna io v’amo e taccio Adriano Banchieri Madrigale a un dolce usignolo |
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